Clicca qui alla ricerca delle tappe della BIAS 2020 con gli artisti BIAS:
il grande gioco dell’oca

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the great game of the goose

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V° Tappa BIAS 2020 | 03.07.2020 ORE 18.00 CASTELLO DI MORSASCO | COLLI DEL MONFERRATO (ALESSANDRIA) | Via della rocca | telefono per prenotazioni 3343769833

IV° Tappa BIAS 2020 | 01.07.2020 ORE 18,00 MUME | MUSEO REGIONALE INTERDISCIPLINARE DI MESSINA | Viale della Libertà 465

III°Tappa BIAS 2020 | 24. 6 . 2020 ore 17,30 Parco Archeologico di Lilibeo di Marsala | Baglio Anselmi Lungo Mare Boeo 30

II° Tappa BIAS 2020 | 13.06.2020 Villa Barbarigo di Valsanzibio nei Colli Euganei | Padova

I° Tappa BIAS 2020 | 12 .06. 2020 Darsena Marina di Sant’Elena | Venezia

sabato 20 e 27 giugno 2020 International Atiyoga Foundation

ore 9.00/10,30 Yantra Yoga

ore 10,45/12,15 Danza del Vajara

International Atiyoga Foundation

WISH – World International Sicilian Heritage, da una progettualità dell’artista Rosa Mundi, presentano le prime tappe della BIAS 2020 , esposizione transnazionale di arte contemporanea sacra legata allaspiritualità dell’artista e rivolta a tutte le religioni dell’umanità, a Venezia nel vasto parco di proprietà della Marina di Sant’Elena a pelo sulla laguna, ed a Valsanzibio, tra i colli euganei, nella magica cornice della parco monumentale di Villa Barbarigo, sia partnership con la Fondazione Donà dalle Rose, Marina di Sant’Elena Yachting e Yacht Club di Venezia.

È la spiritualità oltre le barriere linguistiche e geopolitiche, oltre i confini nazionali, in una visione universale che individua nel dialogo tra arte e religione un medium privilegiato di valori etici ed estetici. L’arte diviene strumento di dialettica, di riflessione sul concetto di identità, per segnare un percorso inter/trans-religioso funzionale al disvelamento della complessità, quanto mai attuale, della diversità umana e della sua altrettanto polisemica produzione artistica. La lingua e la religione hanno una funzione pregnante nella società umana, consentono la comunicazione, ne affermano i livelli di definizione, coadiuvano nella costruzione del senso che l’uomo attribuisce al proprio vissuto, sia metafisicamente che bio-culturalmente. Se la religione ha contribuito, sin dalle origini, alla lettura interpretativa del mondo, l’arte è stato il linguaggio immediato attraverso il quale il mondo è stato impresso, indagato e sublimato. Religione e arte sono strettamente connesse, in virtù di un medesimo principio che le accomuna, la ricerca del senso della vita come della morte, intesa esclusivamente quale crisi della presenza.

Il legame tra Venezia, città dalle mille stratificazioni ed intrecci, con Villa Barbarigo di Valsanzibio è segnato dalla storia della grande Repubblica Veneziana. Nel 1630 Venezia e buona parte d’Europa vissero l’incubo della peste. Da quegli anni bui per un voto a Dio la famiglia Barbarigo diede vita al Giardino Monumentale di Valsanzibio. Un luogo che dopo secoli presenta un percorso positivo di incredibile attualità, una passeggiata, tra opere d’arte e alberi monumentali, che, passo dopo passo, porta alla Salvezza. Una meta di purificazione e rinascita.

L’arte contemporanea non può essere più inserita, come è accaduto in passato, in una scuola di pensiero unica ed egemone. Le nuove acquisizioni scientifiche hanno permesso di allargare l’osservazione e le sue prospettive di decodificazione, di comprendere, nell’identificazione di un’opera d’arte, sia le istanze individuali, intimiste, dell’artista, sia il suo percorso formativo, che non può prescindere dalla cultura di appartenenza. La cultura, del resto, deve essere riconsiderata in una dimensione di movimento persistente e di sincretismo performativo. Sullo stesso piano viene affrontato un altro concetto cardine, la credenza. Essa va riletta in una modalità del tutto nuova, non facilmente incasellabile o assimilabile a sinonimi subalterni. La credenza può riguardare la fede o le pratiche rituali popolari, come anche l’idea di un progetto scientifico che ha validità solo se riconosciuto dalla comunità di studiosi che crede nella sua autorità.

BIAS vuole contribuire alla realizzazione di un percorso di crescita collettiva, di un contesto di espressione artistica e dialogo interreligioso, al confine tra il sacro e la spiritualità più eclettica, vuole superare i limiti espressivi della lingua e della non-conoscenza delle religioni e delle culture dell’altro, vuole in sostanza trasformare l’arte contemporanea in uno strumento di indagine, denuncia, conoscenza, per annientare l’azione cancerogena del pregiudizio, nato più per finalità politico-economiche che per ragioni altre.

Tema della terza edizione di BIAS è il gioco “The Game: the time of game and the game of time” e verrà inaugurata nel 2020 tra Venezia, Palermo ed altri suggestivi luoghi del medioevo.

Nonostante la grande prova ed il confinamento che ci ha riservato il 2020, BIAS si svolgerà tra Venezia, Valsanzibio, Palermo, Valdobbiadene, Castelvetrano – Selinunte, Fondazione Orestiadi Gibellina Nuova, Guidonia, Taormina, Marsala, Messina, Porto Rotondo, Salina, Arcidosso, Castello di Morsasco ed all’estero la penisola del Sinai (Egitto), Barcellona, Isola di Tenerife, San Pietroburgo, Senegal.  

La BIAS e la collettività che intorno ad essa ruota, sono chiamati ad autodeterminarsi nell’indagare parametri di appartenenza alla propria gang di partenza piuttosto che alla nazionalità riportata sul proprio passaporto. BIAS è un’esposizione d’arte che si snoda sottoforma di grande gioco in cui gli artisti nell’operare ed istallare le loro opere site specific affrontano il tema del gioco e la relazione intima tra il sacro ed il profano che nella congiuntura della simbologia del gioco.

L’esposizione è ambientata in luoghi privati e pubblici con opere d’arte sul tema dell’edizione 2020, sul gioco ed il tempo, di una selezione di artisti che hanno partecipato al bando BIAS 2019. Il fattore tempo giocherà uno dei ruoli principali nella dialettica linguistica dell’arte contemporanea.                     

I Padiglioni BIAS 2020 sparsi in Italia e nel mondo sono: Padiglione Abramitico, Padiglione Scientifico, Padiglione Filosofico, Padiglione Esoterico, Padiglione Archeologico, Religioni Perdute, Padiglione Buddista, Padiglione Induista, Padiglione Sciamano, Padiglione Religioni Africane, Padiglione Zorastriano, Padiglione Paragnostico, Padiglione Web Art.   

Artisti BIAS 2020 esposti a Venezia e Valsanzibio : CRISTIANO ALVITI | PATRIZIO ALVITI | CAMILLA ANCILLOTTO |VITTORIO BUSET |PAOLA D’AMORE |RITA DEGLI ESPOSITI |DANIELA GORLA FOSSA |FELIX FELTRIN| EVPS |MARGHERITA GRASSELLI |MOHAMED KEITA |MARIE MALHERBE |NICCOLO’ MONTESI | ORA |JANINE VON THUNGEN | ROSA MUNDI | ROBERTO ZAMPARO

Padiglione Abramitico

Abramo: eroe della fede, autorevole e obbediente portavoce della parola di Dio, Patriarca delle tre grandi religioni monoteiste – Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo – da lui stesso diacronicamente accomunate, sigillo della storia della credenza, ponte tra Occidente e Oriente.  La storia di Abramo [in ebraico, אַבְרָהָם, ’Aḇrāhām anche Avraham, tradizionalmente inteso come ‘Padre di molti’ e in arabo ابراهيم‎, Ibrāhīm], reale o letteraria che sia, è narrata nel Libro della Genesi come anche nel Corano.  Le arcaiche origini comuni delle tre confessioni monoteiste, che a loro volta portano sulle spalle il peso dei sincretismi culturali sedimentati nel tempo (dal neoplatonismo alle influenze politeiste, asiatiche e africane) e che, paradossalmente, rappresentano una percentuale bassissima di fedeli nel Mondo, divengono testimonianza privilegiata del dialogo interculturale tra i popoli e delle analogie strutturali che caratterizzano non solo il pensiero dell’uomo, ma anche la sua co-azione sociale. Ogni artista che ha scelto il Padiglione Abramitico, come innesto espressivo, ha avuto la possibilità di riconoscersi in una delle tre religioni monoteiste, pur mantenendo saldo il principio non di un’unità assoluta e/o relativizzante, quanto semmai di una complessità storica con cui il Presente deve sempre confrontarsi, specialmente in un momento come il nostro, marchiato da un pericolosissimo collasso cognitivo.

Padiglione Esoterico

L’esoterismo – dal greco ἐσώτερος, ‘interno’ – è quell’insieme di dottrine, simbologie e rituali riservato ad una ristretta élite di persone: gli iniziati, i sapienti. L’uso del termine si fa risalire alla differenziazione delle opere aristoteliche in due categorie, “Esoteriche”, rivolte ai propri discepoli, ed “Essoteriche” [dal greco ἐξωτερος, ‘esterno’] per un più largo pubblico. La nostra storia è attraversata in effetti in tutte le società da questa dicotomia letteraria, che è prima di tutto collettiva, coniugata a sua volta in classi e in ordini culturali. Dalle religioni arcaiche a quelle pagane, dalle religioni monoteiste alle filosofie orientali e occidentali, dalle correnti mistiche alle pratiche alchemiche, dalle società teosofiche alla Massoneria, la diffusione di una conoscenza illuminata e reservata attraversa lo spazio e il tempo, coinvolgendo tutti gli attori sociali, sovrani e politici, artisti e personaggi illustri. Gli artisti che hanno optato per questo padiglione lo hanno fatto per le più disparate ragioni, tutte connesse da un medesimo comune denominatore: lontane da ogni contaminazione New Age e animate, invece, da un profondo spirito di ricerca, le loro opere dialogano con la complessità del simbolo e la profondità di una conoscenza ancestrale, immanente, non immediatamente visibile, non fenomenica, ma metafisica.

Padiglione Buddista

Il Buddismo non è solo una tra le più antiche dottrine religiose del Mondo, legata alla metempsicosi, o che ha trovato grande diffusione nel subcontinente indiano, nell’Asia orientale e in Europa, ma è anche e soprattutto una ricerca speculativa, illuminata, che si interroga sul senso della vita e della morte, sulla possibilità di affrontare gli accadimenti quotidiani alla luce di un’etica per così dire stoica, ovvero lontano da quegli aggregati,fisici e spirituali che, in stretto legame con la materia sensibile destinata alla decadenza, creano nell’uomo sofferenza esistenziale, dukka in sanscrito. L’artista che ha scelto il padiglione buddista è un uomo che, medium l’arte, cerca di trovare il senso del proprio ruolo nella società e soprattutto una strada alternativa per viversi.

Padiglione Filosofico

Tutta la storia della filosofia è attraversata da due grandi quesiti fondamentali, declinati nel corso del tempo da scuole di pensiero collettive o autonome che si avvicendano. Interrogarsi sul senso del dualismo della natura [vita vs morte, espressione fenomenica e/o sensibile vs metafisica/trascendenza] e sul ruolo che ha la Ragione nell’affrescare la vita dell’uomo sulla Terra, in sposalizio o in contrasto con la sua componente sensibile e istintuale. Il Padiglione Filosofico consente agli artisti di muoversi su un più libero terreno di ricerca personale, intima o condivisa, spaziando nella policromia della conoscenza, strumento essenziale che l’uomo ha a disposizione per inquadrare il senso della propria vita e identità.

Padiglione delle Religioni perdute

La complessità di questo padiglione si invera nell’autorappresentazione da parte dell’artista, all’interno di un nucleo filosofico, ideologico e religioso mineralizzato, cristallizzato nel corso del tempo. Le religioni antiche, “morte” come si dice per le lingue, continuano a vivere nelle testimonianze letterarie, artistiche e archeologiche che ci sono pervenute.

Sono, essenzialmente, motori immobili di una duplice ricerca: consentono di meglio comprendere la documentazione del passato, il senso attribuito alle cose dalle popolazioni che l’hanno vissuto, la loro storia, la loro langue culturale, e, al tempo stesso, sono sempre monoliti formativi, modelli di natura non solo artistica ma soprattutto etica. Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso, compendio letterario raffinatissimo della mitologia classica, si apre con il celebre preludio di Sallustio, «queste storie non avvennero mai ma sono sempre», a indicare l’autorevolezza, all’epoca già presente, che il pensiero antico ha avuto e continuerà ad avere sulla vita dell’uomo. Religioni e filosofie arcaiche, greco-romane, fenicio-puniche, assiro-babilonesi, cananee, preislamiche, precristiane, oggi non più esistenti, dimostrano che la memoria storica può essere vissuta e non esclusivamente musealizzata, che il linguaggio del Passato – sia esso verbale, scritto, gestuale, cultuale, artistico o antropologico – non ha mai perduto la sua vitalità.

Padiglione Scientifico

Kilani, illustre antropologo tunisino, ha condotto delle ricerche, negli anni Novanta, a Gafsa, nelle oasi del Sud tunisino presso una comunità che non conosce il valore della scrittura per come noi lo intendiamo. Ciò che diversifica la credenza religiosa da quella scientifica non è di natura meramente ontologica, quanto di matrice culturale e sociale. Per noi il prestigio di uno studioso o di un documento è dato dal consenso del laboratorio presso cui opera e dall’autorevolezza della sua traccia scritta in sede sperimentale. Per gli abitanti del villaggio di Gafsa citare un documento genealogico, una fonte d’archivio che avvalori la testimonianza condivisa dagli altri membri del gruppo presenti, non equivale mai alla reale esistenza dei dati stessi. L’importante è che la loro esistenza sia vissuta dall’intero gruppo: se è così, la traccia, la fonte documentaria, la citazione proposta nella conversazione diviene mito che si fa norma, elemento di aggregazione e di identità partecipata. In altri termini, Kilani, attraverso questa esperienza sul campo ha dimostrato che esiste, accanto a una memoria artificiale dotta, libresca, scritta, ufficiale come la nostra, anche una memoria vissuta che agisce nelle comunità, mezzo simbolico che rafforza la credenza, la coesione sociale del gruppo e la sua identità: «la credenza è ciò che è in gioco tra gli individui che credono, è un prodotto della società e nel contempo la produzione di un legame sociale».  L’importanza di questo padiglione, dunque, si rivela non soltanto nell’espressione di un pensiero artistico razionale e non-fideistico, ma soprattutto nella possibilità di rivedere il concetto di credenza alla luce di un livellamento sociale che deve sempre tenere in considerazione l’esistenza imprescindibile di società egemoni e società subalterne, per dirla con Gramsci, declinabili in modo diverso nelle diverse società umane. La coniugazione del Padiglione Scientifico nell’opzione darwiniana ha consentito agli artisti di muoversi alla ricerca delle origini della vita su un terreno più matematico che speculativo, al fine di mostrare nel rispetto della diversità, le analogie strutturali che legano tutti gli uomini del Mondo, in ogni dove e in ogni tempo.

Padiglione delle Religioni Africane

La vastità del continente africano riversa la sua complessa differenziazione anche nelle pratiche demologiche, nella policromia delle lingue e delle culture, nella ricca gamma di religioni e credenze professate e seguite dalle popolazioni. Al Cristianesimo e all’Islamismo in primis, all’Induismo e al Buddismo in minor parte, si accompagnano numerose confessioni locali e tribali, distribuite geograficamente su larga scala o anche in piccole aree comunitarie. L’Animismo è una tra le più complesse e diffuse, fondata sulla credenza in altri esseri semi-divini [accanto agli dèi veri e propri], che risiedono nella Natura, spiriti o demoni che esercitano un’influenza ineluttabile nei confronti dell’uomo, ora benevola e feconda, ora malefica e mortale.

L’artista si riallaccia alle suggestioni estetiche e filosofiche legate all’arte primitivista, alla concezione pancronica della storia, che tiene in considerazione le origini delle cose (diacronia evoluzionista) e il loro agire in quel dato momento preso in esame (sincronia strutturalista). Come in una scacchiera, dice Lévi-Strauss, ogni elemento culturale è una pedina che ha bisogno delle altre per avere un senso, una funzione simbolica. In altri termini, durante una partita a scacchi, la pedina ha senso soltanto se vista in relazione all’azione delle altre, con cui è in stretto rapporto di interscambio. Entrare nella logica del sincretismo e dell’interscambio culturale è di certo una tra le modalità più logiche e corrette per attraversare la soglia della conoscenza senza alcun pregiudizio.

Il 2 giugno 2020, in occasione della Festa della Repubblica Italiana , BIAS ha selezionato le opere degli studenti italiani con le loro scuole e corpo insegnanti che, tra i tantissimi aderenti e partecipanti, hanno eccelso per originalita’ e coinvolgimento. Si rappresentano qui i loro nominativi in ordine senza preferenza:1. ALIPERTA ANTONIA – I H “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 2. AMBROSIO VALERIA – I B “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 3. BRUNO GIULIA – III C Liceo Artistico Ernesto Basile 4. CAPASSO FEDERICA – II P “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 5. CAPASSO FEDERICA – II Q “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 6. CARRABS ANNAMARIA – III C “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 7. CARUSO ANNA – I C “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 8. CERCIELLO ANDREA – I O S.S.P.G. “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 9. D’AVINO GIADA – I N “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 10. D’AVINO GIUSI – (non è chiaro) 11. DE MARCO GIADA – III B “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 12. EVANGELISTA FRANCESCO – I C “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 13. FERRARO ANDREA – Liceo Scienze Applicate “Torricelli” di Somma Vesuviana (NA) 14. FURNARI MARTINA – 4 A Liceo Artistico Ernesto Basile 15. LO TURCO DELIA – III C “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 16. MESSINA GAIA STELLA – III C Liceo Artistico Ernesto Basile 17. RAIA FRANCESCA – II H “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 18. RIPPA ALEX – I C “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 19. SANSONE ROBERTA – II M “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 20. SIMEOLI MATTIA PIO – I C “S.G.Bosco – S.Villa” di Somma Vesuviana (NA) 21. V A Liceo Artistico Ernesto Basile 22. ZANNI MARCO – (non è chiaro) RIBBENI VERONICA – classe ‘81 MILANO ANNAMARIA – classe ‘68

 

WISH – World International Sicilian Heritage e l’artista Rosa Mundi organizzano e promuovono BIAS, esposizione transnazionale di arte contemporanea sacra, legata alla spiritualità dell’artista e rivolta a tutte le religioni dell’umanità.

Il focus

È la spiritualità oltre le barriere linguistiche e geopolitiche, oltre i confini nazionali, in una visione universale che individua nel dialogo tra arte e religione un medium privilegiato di valori etici ed estetici. L’arte diviene strumento di dialettica, di riflessione sul concetto di identità, per segnare un percorso inter/transreligioso funzionale al disvelamento della complessità, quanto mai attuale, della diversità umana e della sua altrettanto polisemica produzione artistica. La lingua e la religione hanno una funzione pregnante nella società umana, consentono la comunicazione, ne affermano i livelli di definizione, coadiuvano nella costruzione del senso che l’uomo attribuisce al proprio vissuto, sia metafisicamente che bio-culturalmente. Se la religione ha contribuito, sin dalle origini, alla lettura interpretativa del mondo, l’arte è stato il linguaggio immediato attraverso il quale il mondo è stato impresso, indagato e sublimato. Religione e arte sono strettamente connesse, in virtù di un medesimo principio che le accomuna, la ricerca del senso della vita come della morte, intesa esclusivamente quale crisi della presenza.

L’arte contemporanea non può essere più inserita, come è accaduto in passato, in una scuola di pensiero unica ed egemone. Le nuove acquisizioni scientifiche hanno permesso di allargare l’osservazione e le sue prospettive di decodificazione, di comprendere, nell’identificazione di un’opera d’arte, sia le istanze individuali, intimiste, dell’artista, sia il suo percorso formativo, che non può prescindere dalla cultura di appartenenza. La cultura, del resto, deve essere riconsiderata in una dimensione di movimento persistente e di sincretismo performativo. Sullo stesso piano viene affrontato un altro concetto cardine, la credenza. Essa va riletta in una modalità del tutto nuova, non facilmente incasellabile o assimilabile a sinonimi subalterni. La credenza può riguardare la fede o le pratiche rituali popolari, come anche l’idea di un progetto scientifico che ha validità solo se riconosciuto dalla comunità di studiosi che crede nella sua autorità.

BIAS vuole contribuire alla realizzazione di un percorso di crescita collettiva, di un contesto di espressione artistica e dialogo interreligioso, al confine tra il sacro e la spiritualità più eclettica, vuole superare i limiti espressivi della lingua e della non-conoscenza delle religioni e delle culture dell’altro, vuole in sostanza trasformare l’arte contemporanea in uno strumento di indagine, denuncia, conoscenza, per annientare l’azione cancerogena del pregiudizio, nato più per finalità politico-economiche che per ragioni altre.